Sambuco,

nel cuore e nell’anima

di Maria Teodosio


Dal giardino della casa di una mia vecchia zia, che sempre ci ospita con gioia, osservo il solito paesaggio e mi accorgo che “solito” non è più l’aggettivo adatto.

Sui confini superiori della montagna che capeggia la contrada Fiumara, e che zia dice chiamarsi “Renazzo”, il vento non ha più il piacere di accarezzare solo le verdi chiome degli alberi, ma anche enormi Pale eoliche, che ormai dominano tutte le vette dei meravigliosi paesaggi naturali.
La Sicilia , tutta meravigliosa, per me è rappresentata principalmente dal “Sambuco”.

Appena arrivi ti scontri con il tonfo del Silenzio, che viene presto interrotto. Il ronzio delle api e dei più svariati insetti, il cinguettio degli uccelli, compresa la “carca razza”, un calabrone che tenta di infilarsi in un legno con un grosso buco, tutto sembra un’ armoniosa orchestra con strumenti di ogni tipo, e per finire qualche farfalla che posandosi di qua e di là dà il tempo alle note suonate.
Se abbassi gli occhi una formica gigante porta un seme più grande di lei, un millepiedi che tenta di entrare in casa, una lucertola che insegue il sole, ti mostrano, al contrario dei primi pensieri, quanta vita c’è! Se poi decoriamo il palco che ospita questa meravigliosa orchestra con i colori dei più svariati fiori, dai coltivati nelle “graste” ai selvatici nati e cresciuto per gentil opera di madre natura, allora il respiro si ferma dando spazio alla contemplazione.


Com’è difficile contraddire qualche amica che convinta che in valigia abbia messo il costume, mi scrive: i migliori auguri per una felice vacanza balneare. E’ complicato convincerla che sei in montagna. Io so che se la Sicilia è così bella è anche o forse soprattutto perché è una morbida culla in mezzo al mare e chi la visita non può che essere trattato che con la delicatezza di un neonato.
E’stata una vacanza impegnativa con i genitori che uno voleva salire la montagna e l’altro scenderla. Ma , senza vanto o spavalderia, posso dire che l’affetto dei “sampierotti” ha attutito tutta la stanchezza fisica dell’intero viaggio e dei continui spostamenti.

                                                                                                        Maria Teodosio